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Ernia inguinale e tecnica di Trabucco in Argentina
Ernia inguinale e tecnica di Trabucco: in Argentina!

ernia inguinale, tecnica di Trabucco, dolore ernia inguinale, ernia inguinale dolore,La tecnica di Trabucco per la riparazione dell’ ernia inguinale è arrivata anche in Argentina. La settimana scorsa sono stato impegnato nel dimostrare la semplicità e l’efficacia di questa tecnica operando in numerosi ospedali di Rosario e di Buenos Aires. L’attività di diffusione della tecnica di Trabucco è stata accolta con entusiasmo dai Colleghi Argentini, soprattutto dai Medici in formazione specialistica che hanno capito che questa metodica per la riparazione dell’ ernia inguinale è facile, efficace e riproducibile. Tutti gli interventi che ho realizzato sono stati trasmessi in diretta a gruppi di Chirurghi specialisti nella chirurgia della parete addominale in tutto il mondo; ed un intervento è andato in diretta streaming su YouTube: potrete, se vorrete, trovarlo alla fine dell’articolo.

Quel che davvero importa è, una volta di più, la diffusione della conoscenza e lo scambio reciproco di tecnica di Trabucco, ernia inguinale, cause ernia inguinale, cura per ernia inguinale, ernia inguinale dolore,idee e osservazioni. È chiaro che la tecnica di Trabucco non è l’unica opzione possibile per la chirurgia dell’ ernia inguinale: oggi è sempre più evidente e riconosciuto che, per esempio, in molte situazioni (come nell’ ernia inguinale bilaterale e nell’ ernia inguinale recidiva) il “gold standard” tecnico è rappresentato dalla chirurgia laparoscopica – opzione che io offro SEMPRE ai miei pazienti, ed è un vero peccato che in Italia siano davvero pochi i Chirurghi che lo fanno; ma la tecnica di Trabucco rimane una freccia importante nella faretra del Chirurgo, consentendogli di proporre al paziente un intervento che non necessita di anestesia generale, rapido, poco doloroso e poco invasivo (l’incisione che utilizziamo normalmente non supera i 4 – 5 cm).

L’intervento per ernia inguinale è tra i più frequentemente eseguiti nel mondo, eppure continua ad essere gravato da una quantità di complicanze – dolore postoperatorio, ematomi, sieromi, recidive precoci e tardive – sinceramente poco giustificabili e spiacevoli sia per il paziente che per l’operatore. La tecnica di Trabucco consente di offrire al paziente un intervento standardizzato, orientato alla massima riduzione del dolore e delle altre complicanze postoperatorie e con recidive inferiori al 2%; rappresenta una valida alternativa alla chirurgia laparoscopica nell’ ernia inguinale monolaterale e permette al Chirurgo di usare reti ad alto contenuto tecnologico che garantiscono il massimo confort al paziente, come la Herniamesh Hybridmesh®, rete quadriassiale parzialmente assorbibile il cui peso si riduce del 75% in circa due anni, riducendo al minimo il disconfort dovuto alla sensazione di “corpo estraneo”. Purtroppo questa rete non è disponibile nella maggioranza degli Ospedali italiani; tuttavia, grazie ad un accordo esclusivo con la Casa produttrice, io sono in grado di offrirla ai miei pazienti.

Ed ecco il video dell’intervento di riparazione di ernia inguinale con tecnica di Trabucco realizzato a Buenos Aires e trasmesso in diretta su YouTube! In questo intervento, uso proprio una Hybridmesh, e nel video ne illustro le caratteristiche principali. Buona visione!

Dr. Salvatore Cuccomarino
Cuccomarino, MD
Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Generale
Chirurgia Generale, Laparoscopica e dell'Apparato Digerente. Coloproctologia. Chirurgia delle Ernie e della Parete Addominale
Corso Galileo Ferraris 3
Chivasso,Torino
100034
Telefono 0110438161
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L’Helicobacter pylori e la sua diagnosi: facile come respirare!

helicobacter pylori, breath test, test del respiro, screening, tumore dello stomacoL’Helicobacter pylori è un batterio appartenente alla famiglia dei bacilli. La sua scoperta non è recente; fu proprio a Torino che un patologo dell’Università, Giulio Bizzozero, isolò nel 1892 i caratteristici batteri spiraliformi nello stomaco dei cani. La scoperta passò all’epoca quasi inosservata; si dovette attendere quasi un secolo prima che si tornasse a parlare con un certo interesse dell’Helicobacter pylori, grazie a due scienziati australiani, Robin Warren e Barry Marshall, che nel 1983 isolarono nuovamente il batterio, vincendo per la loro “riscoperta” il premio Nobel per la medicina nel 2005.

Helicobacter pylori: perché la diagnosi è importante? 

Sin dal 1989, l’Helicobacter pylori è riconosciuto essere la causa principale di una infiammazione dello stomaco che può portare alla comparsa di ulcere gastriche e duodenali e di una forma di gastrite cronica che, oggi, è considerata una lesione precancerosa, in quanto in una piccola ma concreta percentuale di casi può dare origine ad un tumore dello stomaco.

L’organismo umano entra in contatto con l’Helicobacter in genere verso i 5 o 6 anni d’età; il nostro sistema immunitario non è in grado di reagire contro di esso, per cui il batterio colonizza la mucosa gastrica, dove in genere rimane per lunghissimo tempo, spesso per tutta la vita. Non è ancora noto come il batterio si trasmetta da uomo a uomo; sembra molto probabile che la trasmissione avvenga all’interno dei gruppi familiari, soprattutto tra bambini e dai genitori ai figli. Al momento non esiste un vaccino contro di esso.

Quali sono le conseguenze dell’infezione da Helicobacter pylori?

L’infiammazione prodotta dal batterio può essere localizzata in alcune aree dello stomaco (soprattutto nell’antro nel corpo dello stomaco) od essere diffusa. Gli individui con infiammazione localizzata prevalentemente nell’antro gastrico sono più propensi a sviluppare una ulcera gastrica, mentre quelli con una infiammazione localizzata prevalentemente nel corpo gastrico o diffusa a tutto lo stomaco svilupperanno più facilmente una gastrite cronica atrofica, lesione precancerosa che nella sua progressione può provocare la comparsa di cancro dello stomaco. In effetti, l’Helicobacter pylori è stato il primo batterio ufficialmente riconosciuto come causa di tumore, in poco meno dell’1% della popolazione da esso infettata. L’Helicobacter, inoltre, puòhelicobacter pylori, breath test, test del respiro, screening, tumore dello stomaco, CDC essere causa di anemia da carenza di ferro.
Secondo il Center for Disease Control and Prevention degli USA, l’H. pylori infetta circa i 2/3 della popolazione mondiale.

L’infezione da Helicobacter può essere del tutto asintomatica, specie nei bambini. Negli adulti può provocare la comparsa di ulcere gastriche e duodenali, e di tumori dello stomaco, sia adenocarcinomi che linfomi non-Hodgkin.
I segni di una possibile infezione da Helicobacter pylori sono:
– comparsa di dolore sordo o bruciore tra lo sterno e l’ombelico, che può durare da pochi minuti ad alcune ore e può essere alleviavo dall’uso di antiacidi (che però NON CURANO l’infezione).
– meteorismo, gonfiori addominali, nausea e/o vomito postprandiale
– anemia cronica da carenza di ferro

Helicobacter pylori: la diagnosi e la terapia

Vi sono molte maniere per diagnosticare l’infezione da Helicobacter, ma la più rapida ed assolutamente non invasiva è il test del respiro o breath test. Si tratta di un esame le cui specificità e sensibilità sono altissime (prossime entrambe al 100%), per cui è in grado di diagnosticare praticamente tutti i casi di infezione da Helicobacter.

Una volta diagnosticata l’infezione batterica, la terapia è semplice e consiste nell’assunzione di particolari agenti antibatterici.
In genere la terapia prevede alcuni passi ben precisi:
1) l’assunzione iniziale di un’associazione di antibatterici, che si è dimostrata efficace nell’eradicazione dell’Helicobacter in un’elevata percentuale di casi;
2) l’esecuzione, dopo un po’ di tempo, di un nuovo breath test, per verificare che l’infezione sia stata effettivamente controllata;
3) in caso di positività dell’esame, dovuta al fatto che esistono dei ceppi di Helicobacter che hanno sviluppato una resistenza ai farmaci utilizzati per la prima linea terapeutica, si somministra un secondo livello di terapia, con farmaci differenti.

IL SUCCESSO DELLA TERAPIA SFIORA IL 90% DEI CASI.

Il nostro test di screening per l’Helicobacter pylori

Perché rischiare? L’infezione da Helicobacter è molto diffusa e può provocare patologie gravi che, se progrediscono possono mettere a rischio la vita; inoltre, se si è portatori dell’infezione, è possibile che la si trasmetta ai propri cari.

Per questo motivo, abbiamo deciso di proporre ai nostri pazienti un programma di screening con il breath test, o test del respiro, ad un costo estremamente competitivo. Il test è assolutamente non invasivo, semplice e rapido da realizzare; e, se positivo, permette di instaurare in tempi rapidi, la terapia piu’ adatta a debellare il batterio.

Prenotate ora il test del respiro con i nostri medici. Con noi, debellare l’Helicobacter pylori è FACILE COME RESPIRARE!

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Legatura elastica e sclerosi delle emorroidi

La legatura elastica delle emorroidi: perché operare, se si può evitare?

Il trattamento ambulatoriale delle emorroidi interne comprende due tecniche distinte che io associo nel mio protocollo operativo: la legatura elastica e la sclerosi.

I GRADI sono un sistema convenzionale semplice (anche se non l’unico) di classificare le emorroidi:
1º grado: emorroidi piccole, che non prolassano (= fuoriescono) mai;
2º grado: emorroidi che prolassano, ma che si riducono spontaneamente;
3º grado: emorroidi che prolassano, e che il paziente deve ridurre manualmente (= che non rientrano da sole)
4º grado: emorroidi non riducibili.

Molti Autori pongono indicazione alla legatura elastica solo fino al II gradolegatura elastica delle emorroidi emorroidario; in realtà l’esperienza ci ha insegnato che anche le emorroidi di III grado possono essere convenientemente trattate con la legatura elastica, evitando così il tavolo operatorio. Ciò è particolarmente interessante per i pazienti anziani, spesso con multiple patologie, per i quali l’indicazione all’intervento, tenendo conto del rischio anestesiologico, dev’essere posta con cautela.

Legatura elastica: il mio protocollo

Il nostro protocollo è standardizzato da molti anni: 6 sedute di legature elastiche, distanziate di 15 giorni tra loro, e due sedute finali di sclerosi delle emorroidi, anch’esse ad intervalli di 15 giorni.
La
sicurezza di un protocollo così disegnato è elevatissima. I Sacri Libri sostengono che sia possibile legare fino a tre cuscinetti emorroidari per volta; in realtà ciò che si ottiene con la legatura elastica è l’ISCHEMIA e il successivo distacco dell’area legata, con formazione di una cicatrice che fissa la mucosa del retto ai sottostanti piani muscolari. Aumentare l’area ischemica aumenta il rischio di perforazione del retto (evento temibilissimo, che può provocare un’infezione grave dei tessuti molli perirettali e, nri casi estremi, condurre a morte), quindi MAI legare più di un cuscinetto emorroidario per volta! Inoltre, mi è capitato di vedere dei prolassi emorroidari gravi, con indicazione chirurgica urgente, causati da errata esecuzione della tecnica della legatura elastica in pazienti a cui erano state legate tre o più emorroidi in una volta. La prudenza prima di tutto, è questo il segreto di un trattamento efficace!

Legatura elastica: rapida, indolore, efficace!

La legatura elastica, se fatta bene, è RAPIDISSIMA E PRATICAMENTE INDOLORE: ciò che il paziente può avvertire nell’immediato è una specie di discomfort, come di stimolo alla defecazione senza riuscire a farlo. Questo discomfort, che può essere molto ridimensionato semplicemente assumendo del metamizolo, del paracetamolo, o comunque un analgesico mezz’ora prima della sessione, è passeggero e scompare quasi sempre nel giro di alcune ore; qualche giorno dopo la legatura elastica, il gavocciolo strangolato si stacca e viene eliminato con le feci, in genere senza che il paziente si accorga di nulla (occasionalmente, si possono notare alcune gocce di sangue).

Ai 6 cicli di legatura elastica, come accennato, nel nostro protocollo seguono due sedute di sclerosi. La sclerosi emorroidaria consiste nell’iniettare nella mucosa della zona emorroidaria la kinurea, unico farmaco autorizzato dalla farmacopea europea per questa procedura. Similmente a quanto accade nella sclerosi dei capillari delle gambe, la kinurea provoca una reazione infiammatoria che ha due risultati: quello di ridurre ulteriormente l’eventuale massa emorroidaria residua e, soprattutto, quello di “incollare” la mucosa dell’area emorroidaria agli strati sottostanti della parete del retto, prevenendo così nuovi prolassi.

Terminato il trattamento, il nostro protocollo prevede il controllo del paziente una volta l’anno.

Per saperne di più, ecco la nostra brochure sul trattamento della patologia emorroidaria mediante legatura elastica.

Dr. Salvatore Cuccomarino
Cuccomarino, MD
Corso Galileo Ferraris 3
Chivasso,Torino
10034
IT
Telefono 0110438161

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Intervento per ernia inguinale e addominale a Chivasso: nuove tecniche chirurgiche

intervento per ernia inguinale , intervento per laparocele, Chivasso, Ospedale di Chivasso, ernia inguinale, ernia addominale, laparoceleGià da alcuni mesi abbiamo introdotto, nel nostro ospedale di Chivasso, alcune importanti novità tecniche nell’ intervento per ernia inguinale e addominale e per laparocele.

Soprattutto per quel che riguarda la chirurgia laparoscopica, minimamente invasiva, dell’ernia addominale e del laparocele, abbiamo introdotto, primi in Italia, una nuova tecnica che ci consente di non collocare reti a contatto con le anse intestinali. È infatti ormai sempre più frequente la segnalazione, all’interno delle società scientifiche e dei siti web specialistici, di gravi complicanze legate alle protesi; in particolare, è ormai chiaro che non esiste una rete che non provochi la formazione di aderenze, ed esponga il paziente al rischio di lesioni intestinali e di crisi occlusive. Per questo motivo, abbiamo iniziato a collocare le protesi al di fuori del peritoneo, con una tecnica nota come TAPP (trans abdominal pre peritoneal) e prima usata solo per le ernie inguinali. Inoltre abbiamo modificato, nei casi idonei, l’accesso chirurgico, in maniera da rendere davvero invisibili le cicatrici.  Quello che segue è un video di questa nuova tecnica.

Abbiamo introdotto, inoltre, una nuova e rivoluzionaria tecnica chirurgica per il trattamento delle grandi ernie addominali e dei grandi laparoceli (ovvero, quando il difetto è maggiore di 12 cm). Si tratta della separazione anatomica dei componenti sec. Carbonell-Bonafé, che ci è stata trasmessa proprio dal Prof. Fernando Carbonell Tatay dell’Università di Valencia – attualmente uno dei più grandi chirurghi di parete d’Europa.

La tecnica, tanto complessa quanto efficace, prevede di posizionare due grandi reti in posizione
retromuscolare
(dietro i muscoli retti addominali e nello spazio tra i muscoli obliqui esterni e gli obliqui interni, per essere precisi); nei casi di perdita di diritto di domicilio (ossia, quando lo spazio addominale si è ridotto tanto da non poter più accogliere i visceri erniati), l’uso di tossina botulinica infiltrata preoperatoriamente consente di recuperare una buona parte, se non tutto, il volume perduto. Ecco un video della tecnica, realizzato dal nostro team per una recente riunione scientifica della Sociedad Hispanoamericana de Hernia.

Insomma, affiancando queste nuove tecniche ai già consolidati interventi di ernioplastica secondo Trabucco ed ernioplastica inguinale laparoscopica, l’ intervento per ernia inguinale e addominale a Chivasso diventa sempre più efficace, raffinato e sicuro.

Per ogni informazione, non esitate a contattarci attraverso il nostro sito web cuccomarinomd.com od al numero di telefono 011-0438161

 

Dr. Salvatore Cuccomarino
Cuccomarino, MD
Coloproctologia, chirurgia laparoscopica avanzata, chirurgia delle ernie e della parete addominale
Corso Galileo Ferraris 3
Chivasso,Torino
10034
IT
Telefono 0110438161

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E dopo l’intervento, il laparocele

laparocele, ernia, ernia incisionale, ernia addominale, eventrazioneE dopo l’intervento, il laparocele. Non è tanto infrequente (anzi!) che dopo un intervento di chirurgia addominale compaia, in prossimità della cicatrice chirurgica, un “rigonfiamento”. E’ il laparocele, o ernia incisionale: la sutura della parete ha ceduto (“deiscenza della sutura”), ed ora i visceri contenuti nell’addome premono verso la cute.

Il laparocele è un’ernia vera e propria. La differenza è che compare non in corrispondenza di un orifizio naturalmente presente, ma di un difetto creato chirurgicamente. Le condizioni che facilitano la comparsa di un laparocele sono molteplici, e vanno dagli stili di vita errati (es. il fumo), a stati fisiologici (come l’età avanzata), dismetabolici (per esempio la malnutrizione), patologici (come i tumori).

La terapia di un laparocele è sempre chirurgica, e presuppone un attento studio preoperatorio (la TC dinamica della parete addominale), il quale deve condurre ad altrettanto attente valutazioni sulla scelta della tecnica chirurgica da adottare.

La riparazione di un laparocele può infatti essere realizzata sia per via laparoscopica, mininvasiva, che per via aperta, ma le due modalità di accesso non sono intercambiabili. La chirurgia mininvasiva è efficace nei difetti di dimensioni più modeste, non oltre i 6-8 cm. Nel caso di difetti di dimensioni maggiori, infatti, Il posizionamento e la corretta distensione della rete possono essere difficoltosi, esponendo il paziente ad un maggior rischio di recidiva. Inoltre, un laparocele di grandi dimensioni presenta anche altre problematiche di cui è cruciale tenere conto: ad esempio, il volume dei visceri erniati e dello spazio residuo della cavità addominale, che devono essere adeguatamente calcolati: ciò per evitare di determinare, con una riparazione non corretta, un aumento pressorio intraddominale, che può essere causa di insufficienza respiratoria nel paziente. Inoltre, nei grandi laparoceli si assiste spesso ad un’atrofia, associata a retrazione, dei muscoli della parete addominale: ciò può rendere impossibile “ricostruire la linea media“, come si dice in gergo, ovvero ricollocare gli strati muscolo-fasciali della parete nella loro corretta posizione in modo da riparare il difetto addominale. In questi casi è necessario procedere alla separazione anatomica dei componenti (SAC), ovvero all’isolamento dei singoli strati della parete addominale: ciò permette sia di riavvicinare i componenti muscolo-fasciali alla linea media, sia di collocare reti di grandi dimensioni, indispensabili per ricostruire sia la struttura che la funzione della parete addominale in questi casi.

Si tratta di interventi molto complessi e lunghi, che possono essere eseguiti solo da team chirurgici con grande esperienza. La tecnica di separazione anatomica dei componenti più raffinata è quella di Carbonell-Bonafé, due chirurghi spagnoli che senza difficoltà possono essere annoverati tra i grandi Maestri della chirurgia di parete del XX secolo.

Io ho avuto la fortuna di apprende la tecnica di Carbonell-Bonafé direttamente dal professor Fernando Carbonell; attualmente, la mia équipe è tra le pochissime (credo meno di 5) in tutta Italia ad eseguirla. Ecco un mio breve filmato, che riassume in meno di 20 minuti un intervento per laparocele catastrofico riparato con la tecnica di Carbonell e durato circa 5 ore.

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Chirurgia della parete addominale nel paziente oncologico

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La chirurgia della parete addominale

La chirurgia della parete addominale è una chirurgia superspecialistica, sotto molti aspetti più complessa della maggioranza degli altri interventi addominali (fatte salve, forse, la chirurgia pancreatica e la chirurgia metabolica), che necessita di anni di studio e di applicazione, e di una conoscenza dettagliatissima dell’anatomia umana, per poter essere realizzata con successo. Nel nostro sventurato Paese, da tanti dei molti, troppi parrucconi della sanità nostrana la chirurgia della parete addominale è considerata una branca minore delle scienze mediche; ma basta valicare le Alpi per capire quanto sia apprezzata, ed anche temuta, nell’ambiente chirurgico internazionale. E ciò si capisce bene se si osservano i disastri, dovuti all’impreparazione chirurgica, spesso combinati da chi si avvicina al tavolo operatorio senza il dovuto rispetto per la parete addominale: che, è bene ricordarlo, è uno dei muri portanti della “casa” in cui viviamo, il nostro corpo. Come si vivrebbe in una casa dalle mura sventrate? La qualità della vita sarebbe infima; ed infima è la qualità della vita di chi viene operato sconsideratamente da chi non conosce le leggi – spesso molto complesse – che ci impone di seguire la parete addominale.

La storia della chirurgia della parete addominale

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Corso di Chirurgia della parete addominale nel paziente oncologico

È per me quindi un grande onore, ed un grande orgoglio, partecipare, come UNICO RELATORE INVITATO ITALIANO tra decine di mostri sacri della Chirurgia spagnola (tra le migliori del mondo) e di quella ispanoamericana, al Corso Internazionale di Chirurgia della Parete Addominale nel Paziente Oncologico organizzato dalla Sociedad Hispanoamericana de Hernia e dall’Università di Valencia il prossimo ottobre.

Il corso è patrocinato dalla Generalitat Valenciana, dalla Asociación Española de Cirujanos e dall’Instituto Cervantes, per citare solo alcune delle grandi Istituzioni spagnole che hanno dimostrato interesse per il nostro lavoro; oltre che da numerose Società Scientifiche internazionali.

Terremo alta la bandiera del nostro Paese, ed onoreremo il nostro lavoro!

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Prurito anale: cause, diagnosi e trattamento

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Il prurito anale

Il prurito anale è un problema comune e diffuso tanto negli uomini che nelle donne, anche se più frequente, e di molto (circa quattro volte), nei primi.
Può essere primitivo, od idiopatico, quando non se ne riconosce una causa specifica; o secondario, quando invece la sua causa è chiaramente riconoscibile. Il grattamento della zona affetta provoca delle lesioni della pelle che aggravano l’irritazione cutanea, peggiorando ulteriormente il problema.

 

Prurito anale: cause

Il prurito è un sintomo comune in molte affezioni ano-rettali; tra le principali cause, sono da ricordare le emorroidi, la presenza di marische (o “skin tags”) perianali voluminose, il soiling (limitata perdita di liquido fecale dall’ano) e l’incontinenza fecale, le fistole anali, le ragadi ed i condilomi. Altre cause sono il sudore e la scarsa igiene perianale; in particolare, la permanenza di residui fecali è un’importante causa di prurito, ed il loro allontanamento mediante un lavaggio accurato risolve prontamente il problema, confermando il ruolo centrale delle feci nella genesi del prurito anale.
D’altro canto, anche un’igiene anale aggressiva, con detergenti inadeguati, può essere causa di prurito anale, in quella che talvolta viene indicata nella letteratura anglosassone come “polished anus syndrome” (in italiano potremmo tradurla come “sindrome dell’ano lucidato”). L’eccessiva pulitura dell’area perianale, insieme con l’uso di pomate contenenti cortisone e derivati, distrugge le normali difese cutanee, peggiorando il prurito.
Sebbene non vi siano studi definitivi, è esperienza abbastanza comune che anche alcuni cibi possano provocare prurito anale; tra questi il caffè, il the, il cioccolato, la coca-cola, gli agrumi, i pomodori, le spezie, la birra, i latticini e le noci.
Molto spesso, il prurito anale origina da un’infezione: agenti possono essere i batteri cutanei, i funghi, alcuni parassiti come gli ossiuri, e alcuni virus, tra cui il virus del papilloma, causa dei condilomi anali.
Diverse malattie cutanee possono essere causa di prurito anale: principalmente la psoriasi, la dermatite seborroica, la dermatite atopica, il lichen; ed anche alcune malattie sistemiche, come il diabete mellito, le leucemie, i linfomi, l’insufficienza renale, l’ittero, possono provocare prurito anale.
Tuttavia, molte volte le cause del prurito anale rimangono sconosciute.

 

Prurito anale: trattamento

L’obbiettivo del trattamento del prurito anale è ricostituire una cute pulita, secca ed intatta. Ciò può essere molto difficile, visto che, come detto, di frequente la causa del prurito rimane sconosciuta.
1) Le feci devono avere la consistenza adeguata; devono essere soffici, ben formate e facili da pulire. A tale scopo, si utilizzano dei supplementi dietetici a base di fibra, che assorbono l’eccesso di liquidi nelle feci.
2) Se nonostante ciò le feci rimangono eccessivamente acquose, è possibile usare farmaci antidiarroici, il cui uso deve però essere sempre valutato e prescritto dal medico.
3) È poi opportuno eliminare dalla dieta gli alimenti che possono provocare prurito anale, e che prima abbiamo ricordato.
4) Anche migliorare le pratiche igieniche è molto importante. È importante capire che la zona perianale non dev’essere sterilizzata. È sufficiente, in genere, usare semplicemente dell’acqua, eventualmente accompagnata da saponi delicati, tipo il sapone di Marsiglia; ed è molto meglio asciugare la zona con un asciugacapelli, piuttosto con tovagliette di carta o di tessuto.
5) È importante evitare di grattarsi, atto che peggiora gravemente le lesioni cutanee ed aumenta la probabilità di sovrainfezioni batteriche o fungine.
6) L’uso, limitato nel tempo, di pomate contenenti steroidi come l’idrocortisone od il betametasone può essere utile a migliorare la sintomatologia. L’uso di steroidi più potenti, o l’uso prolungato di steroidi topici, può provocare atrofia cutanea e peggiorare il prurito. Le creme all’ossido di zinco aiutano a creare una barriera protettiva sulla cute ed a migliorare i sintomi. Se si sospetta un’infezione, od in presenza di lesioni dell’integrità della cute, può essere utile l’applicazione di antibiotici topici (gentamicina, clindamicina, bacitracina) o di antimicotici come il clotrimazolo e la nistatina. In casi particolari, gli antibiotici possono essere somministrati per via orale.
7) Se si sospetta una parassitosi, è indicata la somministrazione per via orale di antiparassitari specifici.

In tutti i casi, il prurito anale è una condizione che deve essere valutata dallo specialista coloproctologo; il quale è l’unico che può formulare un’ipotesi diagnostica e prescrivere la terapia più opportuna.

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Gli esercizi di Kegel

ESERCIZI DI KEGEL: COSA SONO?

pavimento pelvico, esercizi di Kegel, incontinenza fecale, kegelGli esercizi di Kegel sono esercizi pensati per rinforzare i muscoli del pavimento pelvico, che altro non è che quel diaframma muscolare che si trova al di sotto di vescica, utero ed intestino. Lo scopo di tali esercizi è aiutare i pazienti affetti da incontinenza urinaria o fecale a controllare le perdite di urina o feci.

IL PAVIMENTO PELVICO

Il pavimento pelvico è costituito da muscoli di importanza vitale per il mantenimento della continenza urinaria e fecale. Questi muscoli, inoltre, hanno un ruolo centrale nella vita sessuale e nel raggiungimento dell’orgasmo, nel drenaggio venoso e linfatico della pelvi e, insieme con i muscoli dell’addome e del dorso, nella stabilizzazione della colonna vertebrale.

pavimento pelvico, esercizi di Kegel, incontinenza fecale, kegelTali muscoli sono il bulbocavernoso, l’ischiocavernoso, il perineale trasverso superficiale, lo sfintere anale esterno, il compressore dell’uretra, lo sfintere uretrovaginale, il perineale trasverso profondo, il levator ani (costituito dal pubococcigeo – a sua volta suddiviso in pubovaginale e puborettale – e dall’ileococcigeo), il coccigeo / ischiococcigeo, il piriforme e l’otturatore interno. Dal numero e dalla disposizione anatomica di questi muscoli appare chiaro come il pavimento pelvico sia una struttura complessissima.

SINTOMI E CAUSE DELLA DISFUNZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO

Molti dei sintomi della disfunzione del pavimento pelvico possono essere vaghi ed associati ad altre malattie.

Tra di essi, vanno ricordati:

  • L’incontinenza urinaria associata ad esercizio fisico, tosse, alle risa od ad altre condizioni di aumento transitorio della pressione addominale
  • L’urgenza urinaria (difficoltà nel trattenere l’urina)
  • Disfunzioni defecatorie, quali la difficoltà nel trattenere le feci o la vera e propria incontinenza fecale
  • La flatulenza accidentale
  • Il dolore pelvico
  • Il dolore associato ai rapporti sessuali (dispereunia)
  • Il prolasso di alcuni organi, come il prolasso uterino

Le cause della disfunzione del pavimento pelvico sono molte, e l’insufficienza stessa può apparire in età giovanile od avanzata, improvvisamente o gradualmente. Esistono dei fattori che aumentano il rischio di sviluppare un’insufficienza del pavimento pelvico, e tra di essi i principali sono:

  • La gravidanza ed il parto
  • La menopausa
  • Il superuso od il disuso dei muscoli del pavimento stesso
  • Il mal di schiena
  • La stipsi e gli sforzi defecatori in genere
  • Il sovrappeso e l’obesità
  • Gli sforzi fisici, in particolare il sollevamento di oggetti pesanti
  • Condizioni come l’asma e le allergie, che causano tosse o starnutamento cronici
  • Lesioni della pelvi
  • La chirurgia ginecologica o prostatica

Gli esercizi di Kegel possono essere realizzati tanto dalle donne che dagli uomini, in qualsiasi momento della giornata: da seduti, in piedi, sdraiati, mentre si cammina o si lavora, durante la gravidanza e dopo il parto. L’esecuzione regolare degli esercizi di Kegel è in grado di migliorare sensibilmente le condizioni associate a disfunzione del pavimento pelvico, e nei maschi migliora le prestazioni sessuali. È importante che questi esercizi vengano realizzati in maniera corretta, e ciò può essere imparato, e controllato, ambulatorialmente con le tecniche di biofeedback.

ESERCIZI DI KEGEL PER LE DONNE

  • Rilassate i muscoli addominali e toracici, i glutei e le cosce
  • Contraete i muscoli del pavimento pelvico, come se doveste bloccare il flusso dell’urina, e mantenete i muscoli contratti per una decina di secondi. Se riuscite ad apprezzare una risalita ed una contrazione di vagina, ano o vescica, allora l’esercizio è stato eseguito correttamente
  • Ripetete l’esercizio per tre volte; realizzate dieci di queste serie ogni giorno
  • Non eseguite gli esercizi di Kegel mentre state urinando: ciò può causare un incompleto svuotamento della vescica ed aumentare il rischio di infezioni urinarie.

Gli effetti positivi degli esercizi di Kegel possono apparire dopo settimane od anche mesi dall’inizio della pratica; ciò dipende dalla corretta esecuzione degli stessi, e dalla gravità della condizione sottesa.

ESERCIZI DI KEGEL PER GLI UOMINI

Gli esercizi di Kegel per gli uomini possono, come detto, migliorare le performances sessuali, e rivestono un ruolo estremamente importante nel recupero funzionale dopo prostatectomia radicale. Nella sostanza non differiscono da quelli femminili:

  • Rilassate i muscoli addominali e toracici, i glutei e le cosce
  • Identificate i muscoli implicati contraendoli come se doveste bloccare un flusso dell’urina; manteneteli contratti per una tre secondi e quindi rilassateli per tre secondi
  • Ripetete l’esercizio in serie di dieci contrazioni, tre volte al giorno
  • Come per le donne, eseguire gli esercizi di Kegel mentre si urina può aumentare il rischio di infezioni urinarie.

 

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Il nostro prossimo articolo, che stiamo terminando in queste ore, tratterà degli esercizi di Kegel per l’incontinenza urinaria e fecale.

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