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Ernia inguinale in laparoscopia, perchè?

La chirurgia laparoscopica dell’ernia inguinale 

Quando, dopo aver fatto diagnosi, propongo a un paziente di operare la sua ernia inguinale laparoscopia, è naturale che mi bombardi di domande.

In effetti, le ernie inguinali possono essere operate in anestesia locale, con tecniche relativamente semplici, ampiamente standardizzate e molto efficaci.

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Ci sono tuttavia molte considerazioni a vantaggio della riparazione dell’ernia inguinale in laparoscopia, che tracciano la strada nella scelta della tecnica.

La prima viene da molto lontano; dal 1647 addirittura, anno in cui il fisico e matematico francese Blaise Pascal scoprì la sua famosa legge.

Nel suo esperimento, Pascal introdusse un tubo lungo 10 metri in una botte piena d’acqua, riempiendo quindi d’acqua anche il tubo: il risultato fu che la pressione dentro la botte aumentò così tanto da romperla.

Applicata alla chirurgia dell’ernia, la legge di Pascal ci dice che quando la rete che usiamo per la riparazione di un’ernia viene appoggiata sulla superficie interna dell’area del difetto erniario, è la stessa pressione presente all’interno dell’addome che la fissa alla parete addominale; mentre se la appoggiamo sulla superficie esterna, la pressione tende a farla staccare.

Quindi operare un’ernia inguinale in laparoscopia significa realizzare un intervento in cui la riparazione è più stabile di quella fatta “dal di fuori”. E questo è un motivo molto, molto valido per proporre l’intervento di riparazione dell’ ernia inguinale in laparoscopia.

Altro motivo importante è che operando un’ernia inguinale in laparoscopia riusciamo a diagnosticare l’eventuale presenza di altri difetti di parete, spesso presenti in questi pazienti e non ricercati o non visti da chi visita – come, per esempio, un’ernia ombelicale o un’ernia inguinale controlaterale, cioè dall’altro lato, un’ernia crurale – e ripararli nel corso dello stesso intervento.

ernioplastica TAPP - plug

Terzo motivo, altrettanto centrale: l’intervento di ernia inguinale in laparoscopia causa molto meno dolore postoperatorio rispetto all’intervento eseguito per via tradizionale.

Oltretutto, molti (la maggior parte) dei chirurghi che operano per via aperta hanno l’abitudine di utilizzare dei “plugs”, ossia delle specie di “tappi” di materiale plastico che vengono inseriti nell’anello inguinale interno allo scopo di ridurne le dimensioni. Pessima abitudine, perché questi plug hanno la sgradevole tendenza a migrare, finendo spesso dentro la cavità addominale e provocando aderenze con le anse intestinali che, nei casi più gravi, possono finire lesionate da queste masserelle di plastica, fino alla perforazione intestinale.

Nella fotografia qui sopra, ecco cosa abbiamo trovato in uno dei nostri ultimi interventi: un plug che era entrato in cavità addominale, provocando gravi aderenze con grasso peritoneale ed anse intestinali. E non era la prima volta.

Ricordate: se state per essere operati per un’ernia inguinale, chiedete al Chirurgo se intende utilizzare un plug; se vi dice di sì, pensateci!

Quindi, riassumendo:

ERNIA INGUINALE LAPAROSCOPICA:

Migliore riparazione del difetto erniario, con reti più grandi e con tenuta ottimale
Possibilità di diagnosticare e riparare nel corso dell’intervento altre ernie sfuggite alla diagnosi
Meno dolore postoperatorio

Ecco i motivi – e non sono pochi! – per proporre l’intervento di riparazione laparoscopica dell’ernia inguinale. A questo aggiungete che, ormai da anni, la comunità scientifica dei Chirurghi che si occupano di parete addominale, ha stabilito che la chirurgia dell’ ernia inguinale in laparoscopia rappresenta il “gold standard” per il trattamento di questa frequente, fastidiosa ed a volte gravissima patologia.

Tuttavia, seguendo probabilmente delle abitudini radicate che fanno dell’intervento di ernioplastica inguinale per via aperta una chirurgia che può eseguire qualsiasi chirurgo, anche chi non sia particolarmente specializzato nella chirurgia della parete addominale, ed anche perché l’intervento per ernia inguinale in laparoscopia non è affatto semplice, ma prevede una lunga e faticosa curva di apprendimento, oggi  la stragrande maggioranza dei chirurghi non si cimenta con la chirurgia laparoscopica dell’ ernia inguinale. Ovviamente, con grave pregiudizio del paziente.

La chirurgia laparoscopica dell’ernia inguinale nel mio Centro

ernia inguinale in laparoscopia

Da anni sto lavorando per far diventare il mio Centro, la Clinica Santa Caterina da Siena di Torino, un Centro di eccellenza per la cura delle patologie della parete addominale, insistendo particolarmente sulla chirurgia laparoscopica mininvasiva. Ho introdotto, primo in Europa, la chirurgia della diastasi dei muscoli retti dell’addome in endoscopia (di cui detengo oggi la più grande casistica al mondo) e, per primo al mondo, la chirurgia dei grandi laparoceli per via endoscopica, con una tecnica originale derivata dalla tecnica di Carbonell-Bonafé, anche con preparazione preoperatoria con tossina botulinica e pneumoperitoneo progressivo per la ricostruzione dello spazio nella cavità addominale (tecniche ben conosciute e molto usate all’estero, ma praticamente ignote in Italia; anche in questo, scusatemi la poca modestia, sono arrivato per primo…). Continuando nel percorso di offrire al paziente le migliori scelte terapeutiche possibili, ed in linea con le raccomandazioni internazionali, ho deciso di proporre la riparazione dell’ ernia inguinale per via laparoscopia a tutti i miei pazienti. Operativamente, per il paziente ciò comporta un’anestesia generale invece della locale, ed una notte di ricovero.

Come avviene l’intervento? Potete dare un’occhiata al video che segue per capire quali siano i passi chirurgici fondamentali per la riparazione dell’ernia inguinale in laparoscopia.

Come fare per essere arruolati per questo intervento? Basta fissare un appuntamento od un videoconsulto.

VIDEOCONSULTO TORINO - CLINICA SANTA CATERINA DA SIENA STUDIO DE MEDICA - CHIVASSO

Altrimenti, potete contattarmi con il modulo che segue:

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Quello che i nostri pazienti pensano di noi è molto più importante di quanto noi diciamo.

Dr. Salvatore Cuccomarino
Cuccomarino, MD
Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Generale
via Villa della Regina 19
Torino,Torino
10131
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Telefono 0118199300

 

tempi d'attesa nel SSN
Tempi d’attesa nel SSN: perche’ aspettare?

tempi d'attesa nel SSNI tempi d’attesa nel SSN, negli ultimi anni, purtroppo, si sono dilatati enormemente. I continui tagli alla spesa, l’interesse focalizzato solo su alcune patologie – senza dubbio importanti, ma non le uniche e forse nealche le piu’ frequenti – il mancato rinnovamento, per motivi economici, delle strumentazioni e dei presidi di sala operatoria, e le scarse possibilità di aggiornamento da parte dei medici, spesso schiacciati da turni pesantissimi a causa del blocco del turnover – ancora una volta per motivi economici – del personale sanitario negli ospedali pubblici, fanno si’ che molti pazienti debbano aspettare molti mesi se non anni per essere sottoposti ad intervento chirurgico – ad esempio per patologie senza dubbio benigne, ma che spesso interferiscono gravemente con la vita quotidiana di chi ne soffre.
Parlo soprattutto delle patologie proctologiche, come emorroidi, ragadi anali, fistole anali, e delle patologie della parete addominaleernie inguinali, ombelicali, epigastriche, diastasi dei muscoli retti dell’addome. Condizioni che spesso affliggono pazienti giovani, in piena attività lavorativa, interferendo col loro benessere, con i loro impegni quotidiani, con la loro serenità.
Oggi molte persone, per ovviare all’intollerabile aumento dei tempi d’attesa nel SSN del nostro Paese, ricorrono alla sanità integrativa, stipulando un’assicurazione che consente loro di affrontare senza preoccupazioni e nei giusti tempi i propri problemi di salute. Per chi non dovesse ancora avere accesso a queste forme di assicurazione, che in realtà sono il futuro per la tutela della salute nel nostro Paese, il nostro gruppo ha concordato, con primarie Cliniche di Torino, dei pacchetti di prestazioni chirurgiche, che permettono di affrontare l’intervento per emorroidi, ragade anale, fistola perianale, ernia inguinale ed ombelicale ad un costo contenuto e rateizzando, se lo si desidera, la spesa.
tempi d'attesa nel SSN, hemorpex system, HPS, emorroidi, dearterializzazione, dearterializzazione delle emorroidi, THDIl tutto usando le tecniche piu’ moderne e minimamente invasive: ad esempio, per il trattamento delle emorroidi fino al III grado, la tecnica HPS (HemorPex System), che consente di contenere moltissimo il dolore postoperatorio e di dimettere il paziente lo stesso giorno dell’intervento, con un rapido ritorno alla sua vita ed alle sue normali attività
Per avere ulteriori informazioni o chiedere un preventivo, scrivici una mail all’indirizzo info@cuccomarinomd.com o contattaci attraverso i nostri social od il modulo di contatto che troverai qui sotto.

 

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Cuccomarino, MD
Il team chirurgico del Dr. Salvatore Cuccomarino, per il futuro della Chirurgia. A Torino.
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Ernia inguinale e tecnica di Trabucco in Argentina
Ernia inguinale e tecnica di Trabucco: in Argentina!

ernia inguinale, tecnica di Trabucco, dolore ernia inguinale, ernia inguinale dolore,La tecnica di Trabucco per la riparazione dell’ ernia inguinale è arrivata anche in Argentina. La settimana scorsa sono stato impegnato nel dimostrare la semplicità e l’efficacia di questa tecnica operando in numerosi ospedali di Rosario e di Buenos Aires. L’attività di diffusione della tecnica di Trabucco è stata accolta con entusiasmo dai Colleghi Argentini, soprattutto dai Medici in formazione specialistica che hanno capito che questa metodica per la riparazione dell’ ernia inguinale è facile, efficace e riproducibile. Tutti gli interventi che ho realizzato sono stati trasmessi in diretta a gruppi di Chirurghi specialisti nella chirurgia della parete addominale in tutto il mondo; ed un intervento è andato in diretta streaming su YouTube: potrete, se vorrete, trovarlo alla fine dell’articolo.

Quel che davvero importa è, una volta di più, la diffusione della conoscenza e lo scambio reciproco di tecnica di Trabucco, ernia inguinale, cause ernia inguinale, cura per ernia inguinale, ernia inguinale dolore,idee e osservazioni. È chiaro che la tecnica di Trabucco non è l’unica opzione possibile per la chirurgia dell’ ernia inguinale: oggi è sempre più evidente e riconosciuto che, per esempio, in molte situazioni (come nell’ ernia inguinale bilaterale e nell’ ernia inguinale recidiva) il “gold standard” tecnico è rappresentato dalla chirurgia laparoscopica – opzione che io offro SEMPRE ai miei pazienti, ed è un vero peccato che in Italia siano davvero pochi i Chirurghi che lo fanno; ma la tecnica di Trabucco rimane una freccia importante nella faretra del Chirurgo, consentendogli di proporre al paziente un intervento che non necessita di anestesia generale, rapido, poco doloroso e poco invasivo (l’incisione che utilizziamo normalmente non supera i 4 – 5 cm).

L’intervento per ernia inguinale è tra i più frequentemente eseguiti nel mondo, eppure continua ad essere gravato da una quantità di complicanze – dolore postoperatorio, ematomi, sieromi, recidive precoci e tardive – sinceramente poco giustificabili e spiacevoli sia per il paziente che per l’operatore. La tecnica di Trabucco consente di offrire al paziente un intervento standardizzato, orientato alla massima riduzione del dolore e delle altre complicanze postoperatorie e con recidive inferiori al 2%; rappresenta una valida alternativa alla chirurgia laparoscopica nell’ ernia inguinale monolaterale e permette al Chirurgo di usare reti ad alto contenuto tecnologico che garantiscono il massimo confort al paziente, come la Herniamesh Hybridmesh®, rete quadriassiale parzialmente assorbibile il cui peso si riduce del 75% in circa due anni, riducendo al minimo il disconfort dovuto alla sensazione di “corpo estraneo”. Purtroppo questa rete non è disponibile nella maggioranza degli Ospedali italiani; tuttavia, grazie ad un accordo esclusivo con la Casa produttrice, io sono in grado di offrirla ai miei pazienti.

Ed ecco il video dell’intervento di riparazione di ernia inguinale con tecnica di Trabucco realizzato a Buenos Aires e trasmesso in diretta su YouTube! In questo intervento, uso proprio una Hybridmesh, e nel video ne illustro le caratteristiche principali. Buona visione!

Dr. Salvatore Cuccomarino
Cuccomarino, MD
Medico Chirurgo Specialista in Chirurgia Generale
Chirurgia Generale, Laparoscopica e dell'Apparato Digerente. Coloproctologia. Chirurgia delle Ernie e della Parete Addominale
Corso Galileo Ferraris 3
Chivasso,Torino
100034
Telefono 0110438161

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Intervento per ernia inguinale e addominale a Chivasso: nuove tecniche chirurgiche

intervento per ernia inguinale , intervento per laparocele, Chivasso, Ospedale di Chivasso, ernia inguinale, ernia addominale, laparoceleGià da alcuni mesi abbiamo introdotto, nel nostro ospedale di Chivasso, alcune importanti novità tecniche nell’ intervento per ernia inguinale e addominale e per laparocele.

Soprattutto per quel che riguarda la chirurgia laparoscopica, minimamente invasiva, dell’ernia addominale e del laparocele, abbiamo introdotto, primi in Italia, una nuova tecnica che ci consente di non collocare reti a contatto con le anse intestinali. È infatti ormai sempre più frequente la segnalazione, all’interno delle società scientifiche e dei siti web specialistici, di gravi complicanze legate alle protesi; in particolare, è ormai chiaro che non esiste una rete che non provochi la formazione di aderenze, ed esponga il paziente al rischio di lesioni intestinali e di crisi occlusive. Per questo motivo, abbiamo iniziato a collocare le protesi al di fuori del peritoneo, con una tecnica nota come TAPP (trans abdominal pre peritoneal) e prima usata solo per le ernie inguinali. Inoltre abbiamo modificato, nei casi idonei, l’accesso chirurgico, in maniera da rendere davvero invisibili le cicatrici.  Quello che segue è un video di questa nuova tecnica.

Abbiamo introdotto, inoltre, una nuova e rivoluzionaria tecnica chirurgica per il trattamento delle grandi ernie addominali e dei grandi laparoceli (ovvero, quando il difetto è maggiore di 12 cm). Si tratta della separazione anatomica dei componenti sec. Carbonell-Bonafé, che ci è stata trasmessa proprio dal Prof. Fernando Carbonell Tatay dell’Università di Valencia – attualmente uno dei più grandi chirurghi di parete d’Europa.

La tecnica, tanto complessa quanto efficace, prevede di posizionare due grandi reti in posizione
retromuscolare
(dietro i muscoli retti addominali e nello spazio tra i muscoli obliqui esterni e gli obliqui interni, per essere precisi); nei casi di perdita di diritto di domicilio (ossia, quando lo spazio addominale si è ridotto tanto da non poter più accogliere i visceri erniati), l’uso di tossina botulinica infiltrata preoperatoriamente consente di recuperare una buona parte, se non tutto, il volume perduto. Ecco un video della tecnica, realizzato dal nostro team per una recente riunione scientifica della Sociedad Hispanoamericana de Hernia.

Insomma, affiancando queste nuove tecniche ai già consolidati interventi di ernioplastica secondo Trabucco ed ernioplastica inguinale laparoscopica, l’ intervento per ernia inguinale e addominale a Chivasso diventa sempre più efficace, raffinato e sicuro.

Per ogni informazione, non esitate a contattarci attraverso il nostro sito web cuccomarinomd.com od al numero di telefono 011-0438161

 

Dr. Salvatore Cuccomarino
Cuccomarino, MD
Coloproctologia, chirurgia laparoscopica avanzata, chirurgia delle ernie e della parete addominale
Corso Galileo Ferraris 3
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Il nostro prossimo articolo, che stiamo terminando in queste ore, tratterà degli esercizi di Kegel per l’incontinenza urinaria e fecale.

medicitalia, salvatore cuccomarino, cuccomarino, la nostra pagina su medicitaliaNell’attesa, visitate la nostra pagina su MEDICITALIA, sito primario di informazione medica e prenotazione online di visite specialistiche. Ci sono le nostre risposte a molti consulti, ed un paio di articoli su emorroidi e legatura elastica che hanno riscosso un certo successo.

A prestissimo!

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ernie, Panamá
Ernie panameñe: cronaca di un successo

E così, sono stato a Panamá. Ho ritrovato vecchi amici, ne ho conosciuti di nuovi, ma soprattutto ho avuto la gioia di operare con loro, di spiegare le mie tecniche, di dimostrarle e di insegnarle, e di aiutare qualche paziente a risolvere i suoi problemi di parete.
In quattro giorni ho eseguito una ventina di interventi, la metà per via laparoscopica minimamente invasiva; ho avuto la fortuna di accedere a sale operatorie ultramoderne e superaccessoriate, e di usare protesi di altissima qualità, come la Herniamesh Relimesh o la nuovissima Hybridmesh, una rete che nel giro di due anni si riassorbe per il 75%, lasciando infine nel paziente pochissimo materiale estraneo. Una rete fantastica per le riparazioni di parete, ad esempio, negli atleti o negli adolescenti. Niente a che vedere con le ormai scarsissime risorse del Sistema Sanitario Nazionale italiano, destinate, oltretutto, ad assottigliarsi ulteriormente nei prossimi anni.
Ho operato pazienti con ernie inguinali, ernie crurali, ernie epigastriche, laparoceli successivi, soprattutto, ad interventi di ginecologia od a tagli cesarei. Interventi in alcuni casi molto complessi, ma sempre portati a termine con ottimi risultati. Insomma, è stato davvero esaltante, un pieno successo. Ed ecco la fotocronaca di quei giorni!

ernie, ernia inguinale, laparocele, Panamá
Lo staff di sala operatoria. Io sono quello in seconda fila, col berrettino colorato: prima le bellezze locali!

 

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Caso piuttosto complesso: grande ernia addominale su incisione di Pfannestiel, il taglio normalmente usato dai ginecologi per le isterectomie ed i parti cesarei. Qui sto disegnando la forma della protesi sull’addome della paziente, protesi che verrà collocata per via laparoscopica

 

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Con il mio grande amico Miguel Aguirre. Sto ritagliando la rete, una Relimesh, da posizionare per via mininvasiva laparoscopica

 

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Sempre con Miguel, mentre disegnamo la forma della rete Relimesh per un altro paziente

 

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Foto di gruppo dell’équipe chirurgica

 

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La magia delle luci in chirurgia laparoscopica!

 

che cos'è un'ernia
Ho un’ernia… ma che cosa è un’ernia?!?

Spesso, quando parliamo con i nostri pazienti, dimentichiamo che il linguaggio medico è una specie di linguaggio “iniziatico”, poco comprensibile a chi non sia dell’ambiente. Per cui, il paziente sa di avere qualcosa ma non sempre sa cosa.

Questo è soprattutto vero per le patologie considerate “minori” (cosa che poi non sono): se la persona che ho davanti ha un tumore, spendo parecchio tempo per spiegarle bene la sua situazione; ma se ha un’ernia inguinale, o delle emorroidi, do per scontato che già sappia di che si tratti, e non perdo troppo tempo in spiegazioni.
Ma si tratta davvero di tempo perso? Quante persone sanno realmente cosa è un’ernia – e, di conseguenza, sono in grado di capire se e quanto sia pericolosa?

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

Che cosa è un’ernia

“Per ernia si intende la fuoriuscita di un viscere dalla cavità che normalmente lo contiene, attraverso un orifizio, un canale anatomico o comunque una soluzione di continuo”.

Questa è la definizione classica dell’ernia, di qualsiasi ernia, da quella inguinale all’ernia del disco; ma non è di comprensione così immediata se non si hanno almeno delle nozioni base di anatomia.

E allora proviamo a ragionare per similitudine. Se siete della mia generazione, quella dei ragazzini che quando bucavano lo pneumatico della bicicletta non lo cambiavano ma rattoppavano la camera d’aria, vi verrà facile.

Pensate appunto a uno pneumatico; e immaginate che il copertone si laceri, e che dalla lacerazione venga fuori la camera d’aria, come nella fotografia qui sotto: ecco che cosa è un’ernia: la lacerazione rappresenta “l’orifizio, il canale anatomico o comunque la soluzione di continuo” della definizione di prima; quello che noi chirurghi chiamiamo “il difetto erniario”.

che cosa è un'ernia, ernia addominale, ernia inguinale

La camera d’aria che viene fuori dalla lacerazione è il “sacco erniario”: nel caso dell’ernia inguinale, è il peritoneo che rivestiva all’interno la parete inguinale “lacerata” e che ora fa capolino attraverso la lacerazione stessa.

Se poi il sacco contiene un “viscere” che si è spinto attraverso la “lacerazione” – e che nel caso di un’ernia addominale (le ernie addominali sono, a seconda del punto della parete addominale in cui si manifestano, l’ernia inguinale, la crurale, la ombelicale, la epigastrica, l’ernia di Spigelio…) è costituito in genere da grasso (l’omento) o da un pezzo di intestino – questi è il “contenuto erniario”. Facile, no?

Ora che (spero) è chiaro che cosa è un’ernia, veniamo all’altra domanda: perchè l’ernia può essere pericolosa e dev’essere operata? Bene, nelle ernie addominali – di cui le più frequenti sono le inguino-crurali e le ombelicali – ed in particolare, paradossalmente, in quelle in cui il difetto è piccolo, è possibile, come già detto, che il contenuto erniario sia un’ansa intestinale. A volte, succede che l’ansa fuoriuscita non si riesca a “ridurre”, ossia a ricollocare nella sua posizione naturale dentro l’addome. Si parla in questo caso di ernia incarcerata. L’ansa incarcerata, a causa della compressione che subisce, si imbibisce di liquidi e si “gonfia”, e ciò può causare una compressione delle arterie e delle vene che la irrorano.  Questa è l’ernia strangolata, condizione pericolosissima per la vita perchè ad altissimo rischio di necrosi (ovvero di morte) dell’ansa intestinale e di sua perforazione (come nel caso della foto a lato).

Ecco perchè tutte le ernie devono essere sottoposte all’attenzione di un chirurgo esperto in chirurgia della parete addominale, l’unico specialista che possa determinare se operare, quando e con che tecnica.

ernia inguinale
Punti no, punti sì… il signor Rossi e l’ernia inguinale

Non ho dati statistici precisi ed aggiornati, ma ad occhio e croce direi che la tecnica più usata in Italia per la chirurgia dell’ernia inguinale è la tecnica di Trabucco.

Ermanno Trabucco, Chirurgo napoletano trasferitosi a New York agli inizi della sua carriera, è stato una delle colonne portanti della chirurgia della parete addominale nel XX secolo; e la sua tecnica, messa a punto negli anni ’80, rappresenta una delle pietre miliari nella storia della riparazione dell’ernia inguinale.

Il principio su cui si basa è semplice e – come tutte le cose semplici – geniale: se per riparare l’ernia bisogna usare una rete, e se tu metti questa rete in uno spazio chiuso, virtuale, allora è impossibile che essa si muova: quindi è inutile mettere dei punti per fissarla – il che risolve almeno alcuni dei problemi relativi alla famigerata “inguinodinia post-ernioplastica“, termine terribile con cui si indica il dolore inguinale postoperatorio che, non tanto raramente, rimane nei pazienti. In effetti, questo dolore è dovuto, almeno in parte, al fenomeno del “nerve entrapment“: a volte, qualcuno dei rametti nervosi sensitivi, spesso quasi invisibili, che si trovano nella regione inguinale, viene “intrappolato” dai punti che si appongono per fissare la rete; questo provoca la comparsa di dolore, di intensità e durata variabile ma non di rado cronico e lancinante.

Trabucco chiamò questo spazio “inguinal box”, lo descrisse accuratamente nei suoi lavori e dimostrò la validità della sua idea con i risultati della sua attività clinica quotidiana.

E, in effetti, la tecnica di Trabucco è semplice, standardizzata, facilmente riproducibile e facile da insegnare. E’, di fatto, la classica tecnica chirurgica “ideale”, che non ammette discussioni, nè interpretazioni, nè errori. E’ quasi una professione di fede (fede scientifica, of course).

Moltissimi chirurghi italiani sostengono di usare la tecnica di Trabucco nei loro interventi. Ma… sarà davvero così?

In effetti, se ci parli, qualcuno ti dice “Mah… io un punto sul tubercolo lo metto… sai, così, per sicurezza…”“Mah… io il cordone lo lascio sotto la fascia, mi sembra più naturale…”. Non voglio entrare in dettagli tecnici, noiosi per i più, però… bello, bellissimo, tipico di molta chirurgia italiana: facciamo le cose perchè “ci sembra”, “per sicurezza”, non perchè vi sia il minimo fondamento scientifico.

E, SOPRATTUTTO, NON E’ LA TECNICA DI TRABUCCO. Chiamatela “la tecnica del Sig. Rossi”, gente, e lasciate riposare in pace i Grandi Chirurghi.